Festeggiamo oggi 06 novembre 2026, San Leonardo di Limoges (o di Noblat)
Eremita
Festa: 6 novembre
Nascita-morte: Gallia, inizio VI sec. - Limoges, 6 novembre 545 ca.
E' un eremita venerato nel Limosino francese, tradizionalmente collocato nel VI secolo e commemorato il 6 novembre. La sua fama medievale fu eccezionale: invocato soprattutto per la liberazione dei prigionieri, divenne anche protettore delle partorienti e, in diverse regioni europee, degli animali domestici. La biografia tramandata lo presenta come nobile franco vicino al re Clodoveo, discepolo di san Remigio e fondatore di un insediamento religioso presso Noblat; questi particolari, però, compaiono in racconti agiografici redatti molti secoli dopo l'epoca attribuita al santo e non sono verificabili come eventi contemporanei. Ben più solida è la storia del culto, attestato con chiarezza dall'XI secolo, quando Noblat divenne un centro di pellegrinaggio e si sviluppò la grande collegiata destinata a custodirne le reliquie venerate. Il suo nome si diffuse lungo le vie di pellegrinaggio e attraverso confraternite, dedicazioni e racconti di liberazione, lasciando un'impronta profonda nella religiosità dell'Europa medievale.
Martirologio Romano
Nella cittadina vicino a Limoges in Francia in seguito insignita del suo nome, san Leonardo, eremita.
VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca
Lc 16,1-8
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare".
L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua".
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta".
Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
LE PAROLE DEI PAPI
Nel racconto vediamo che un amministratore viene chiamato dal padrone a “rendere conto”. Si tratta di un’immagine che ci comunica qualcosa di importante: noi non siamo padroni della nostra vita né dei beni di cui godiamo; tutto ci è stato dato in dono dal Signore e Lui ha affidato questo patrimonio alla nostra cura, alla nostra libertà e responsabilità. Un giorno saremo chiamati a rendere conto di come abbiamo amministrato noi stessi, i nostri beni e le risorse della terra, sia davanti a Dio sia davanti agli uomini, alla società e soprattutto a chi verrà dopo di noi. (…)
Prendendo spunto dal racconto, Gesù ci esorta: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne» (v. 9).
Infatti, l’amministratore della parabola, pur nella gestione della disonesta ricchezza di questo mondo, riesce a trovare un modo per farsi degli amici, uscendo dalla solitudine del proprio egoismo; tanto più noi, che siamo discepoli e viviamo nella luce del Vangelo, dobbiamo usare i beni del mondo e la nostra stessa vita pensando alla ricchezza vera, che è l’amicizia con il Signore e con i fratelli. (Papa Leone XIV, Angelus, 21 settembre 2025)
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